collage project - la prima opera d'arte postuma

 

 

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autunno 2009

EQUIPèCO trimestrale di ricerca e documentazione artistica e culturale.
anno VI - n. 21
articolo: CollageProject La Prima Opera D’arte Postuma
pag 64,65 ita/igl

www.equipeco.it

 

intervista novembre 2004
LA PRIMA OPERA D’ARTE POSTUMA
CapaRezza incontra Michele Mariano

M.S.: Oscar Wilde ne "Il ritratto di Dorian Gray" solleva un dubbio sull'arte biografica, accusata d'esser noiosa e poco interessante.
Io ho un pensiero esattamente opposto; credo che si tratti di una forma d'arte tra le più intriganti. Soprattutto in un contesto storico privo di memoria come quello che stiamo vivendo il "raccontarsi" assume una valenza comunicativa indispensabile.
Nel tuo progetto c'è il racconto di te stesso attraverso lai vita di chi ti ha ispirato, mi chiedo però, in virtù del dubbio suscitato dal libro sopraccitato, se nel concepimento hai avuto la necessità di raccontare te stesso o semplicemente la voglia di creare un'opera originale, e ti chiedo i motivi dell'eventuale risposta

M.M. L’idea e quella di raccontare la mia vita , attraverso le vite di altri che definisco essere i “responsabili”, nel bene e nel male, dello svolgersi della mia…sono partito quindi dallo studio del mio esoscheletro, termine che presi a prestito, nel mio libro “cyberbody” (edizioni dell’ortica), dalla biologia per definire lo spazio, subito sopra la pelle umana, nel quale risiede il “come” una persona inter-agisce con il mondo; da esoscheletro a scheletro il passo è stato breve. Ne è venuta fuori un’opera che nel suo materializzarsi è originale o meglio unica perché è la prima opera d’arte postuma. Prima di Collage la vita di un artista -se tale voleva essere- era votata alla creazione di oggetti “artistici”. Questo mi ha sollevato, da un punto di vista etico, dalla responsabilità della “produzione”, condanna di qualsiasi persona…continuo a farmi una domanda: ma il mondo ha veramente bisogno di un altro modello di sedia? Eppure tra i milioni di modelli esistenti, sicuramente c’è la possibilità di “aver risolto un problema” e….quindi di non pensarci più. Ma si continua a farne di nuovi (di modelli) mentre milioni di persone anziché andare in spiaggia a prendere il sole alimentano la vanità di centinaia di designers …Io so solo che nella mia vita mi siederò al massimo su un migliaio di sedie diverse. Per quanto riguarda il dubbio,  per me è presto risolto. Io cerco di concentrare tutte le mie energie per avere una vita da artista, non voglio fare l’artista!!! Mi ispiro al tempo non occupato artisticamente (produzione di opere) di Duchamp per sottrarmi alla condanna dell’oggetto come attestato di “esistenza”; o più semplicemente cerco di esistere come artista senza produrre oggetti. Forse l’arte biografica è giudicata noiosa e poco interessante perché si giudicano solo oggetti-opera non opere d’arte……

M.S. L'opera d'arte postuma è un cinico business nel mondo dell'arte. Tu hai avuto la brillante idea di sfuggire a questa trappola esasperandone il concetto, dando inizio ad un opera che sai già di non poterti "godere". Credo che tu abbia una bizzarra idea della morte, mi dici che ruolo ha nella tua vita? Quanto influenza ogni tuo gesto, ogni tua composizione? Che rapporto c'è tra morte e opera?
M.M. La morte non mi interessa come elemento decorativo o indicativo di fine…mi interessa solo come stato di non esistenza come vuoto, primo stadio che incontra chi è sfuggito alla caduta nel tempo e alla condanna dell’oggetto. Ed in quanto tale, e solo tale, la morte diventa per me un mezzo espressivo, come il pennello per altri. La morte influenza, così, molte delle mie applicazioni mentali. Qualche settimana fa ho presentato il mio ultimo lavoro ”Me Myself I”, ovvero la ricerca di un collaboratore che con un sol colpo di pistola  è destinato ad uccidermi, all’interno del Colosseo; non manca un contratto nel quale sono elencate le modalità: per il “collaboratore” nessuna conseguenza penale è nessun compenso. In questo  lavoro, morte ed opera coincidono…se fare arte significa donare, io mi dono!!!….

M.S. So che i personaggi da te considerati per l'opera in questione, superato un certo imbarazzo iniziale e una volta convinti, ti cedono una parte del loro scheletro. Sei tu ad indicare quale? Se si, a chi hai destinato le mani e
la testa, parti essenziali del processo creativo?
M.M. Sì e vero i primi cinque minuti di colloquio sono veramente duri, però poi riesco sempre ad incuriosire e a convincere. Tutti sono liberi di scegliersi l’osso da donare, ovviamente seguendo le indicazioni disponibili in un elenco che viene aggiornato eliminando le donazioni già stipulate. La scelta è motivata da una serie di argomentazioni ma tutte riconducibili in un’unica categoria-tipo: l’osso sempre presente a sé, perché ha un difetto di forma, perché fa male, perché è la parte più bella.

M.S. Non hai pensato di completare l'opera con una parte del tuo scheletro, questa scelta a cosa è dovuta?
M.M. Ho scelto di donare tutto il mio corpo ad un’altra opera “Trigger”….poiché alcuno mi farà mai un monumento, ho deciso di farmelo da solo.
L’idea dell’opera è: costruirmi un “Monumento Equestre Contemporaneo”…un cavallo di peluche (cavallo di Pippi Calzelunghe) di grandi dimensioni con in groppa, per ora, un fantoccio di cera avente le mie sembianze; il monumento sarà completato una volta avvenuto il mio trapasso, quando cioè il mio corpo plastinato (metodo di Gunther Von Hagens) sostituirà il manichino.

M.S. La tua opera proseguirà attraverso altre vite che si occuperanno di portarla a compimento. Non hai paura che il tuo entusiasmo non possa essere trasferito agli eventuali prosecutori e che tutto il tuo sforzo possa vanificarsi?
M.M. Esiste l’imprevedibile, ed è verosimile che esso possa entrare in un opera d’arte. Se un osso non raggiunge la teca nel museo, viene depositata la storia della suo mancato arrivo. Dal momento della stipula del contratto, tutta la storia del donatore viene raccolta in una cartella, aggiornata continuamente,  esposta nel museo insieme allo scheletro. La validità del progetto é salva anche se questo si materializza attraverso un solo osso; perché, come si diceva, se io non sono al servizio dell’oggetto (sia esso artistico o comune), la cronaca del mancato arrivo ha lo stesso valore dell’osso  esposto. Il racconto è sempre la storia di una persona che, in questo caso, è storia di una persona che ha condizionato la mia storia.
    

FLASHART agosto settembre 2004 N°63
UN FATALE WORK IN PROGRESS
- la prima opera d’arte postuma -
“..la luna gira il mondo è voi dormite…..”  Matteo Salvatore
Di Fabiola Naldi

Fabiola Naldi:  COSA E' COLLAGE E IN CHE COSA CONSISTE?
Michele Mariano: L’idea ... ricostruire un intero scheletro umano con le ossa di diverse persone. Collage è un’opera d’arte in svolgimento, un vero reliquiario artistico, monumento unico alla cultura internazionale.

F.N.: IN CHE MODO SEI GIUNTO A UN PROGETTO DI TALE PORTATA CONSIDERANDO CHE L'OPERA DIVERRA' TALE SOLO AL MOMENTO DELLA TUA MORTE E  QUELLA DEI PARTECIPANTI PRESCELTI?
E’ il mio esoscheletro… termine  che identifica il rivestimento più o meno rigido d’invertebrati… riferito all’essere umano è il rivestimento che ha in sé il come una persona si relaziona con il mondo.
Qualche tempo fa scrissi un libro, per le edizioni dell’ortica, nel quale m’interrogavo sul come la persona sì “liberasse”, attraverso le nuove tecnologie, in un nuovo rapporto con il mondo, tanto che la percezione del nuovo corpo era un CyberBody. Uno degli elementi portanti del progetto è la mancanza “dell’oggetto”..o meglio l’oggetto ci sarà dopo la morte sia dei partecipanti sia di molti contemporanei...
Ogni donatore stipula un contratto di donazione di un osso che sarà ritirato tra il sesto ed il decimo anno dopo la morte è, la prima opera d’arte postuma…
…l’opera ci sarà quando tutti noi saremo morti…è un opera che fugge dalla fascinazione dell’oggetto e sfugge alla caduta nel tempo!

F.N.: COME SCEGLI I "TUOI COMPAGNI DI VIAGGIO" E COSA TI RIMANE (PER ORA) DI LORO?
Il mio esoscheletro è costituito da tante persone, molte sono gia morte, l’elenco di Collage è costituito da persone in vita che io posso raggiungere… persone che nel bene e nel male sono i responsabili di come io sono, perché ho letto i loro libri, ho ascoltato la loro musica, ho visto i loro film ecc…, un esempio? se vesto di nero è per colpa o per merito loro...

F.N.: CREDI CHE COLLAGE STIA MODIFICANDO E CONDIZIANDO LA TUA STESSA VITA?
Da circa due anni vivo in camper… mezzo ideale ed economico… pratica largamente usata negli anni 60/70… Con il camper sono sempre in anticipo sugli appuntamenti.
Ho incontrato moltissime persone che partecipano al progetto in modo propositivo, con alcuni di loro è iniziata una collaborazione, questo è successo ad esempio con la Banda Jonica, Giovanni Lindo Ferretti, Caparezza ecc… inoltre centinaia di persone mi aiutano
nel viaggio acquistando, ciascuno, un biglietto di cinque euro, e per ogni biglietto venduto percorro 20 Km, più biglietti vendo più mi avvicino allo scopo, e tutti sono parte integrante del progetto.

 

 

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