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DEPOT
2011
Collage: al di là dell'arte nell'arte dell'al di là
di Luigi Fabio Mastropietro
Il corpo smembrato e diffuso che si trova alle radici del progetto di Collage è il corpo postumano o, meglio, transumano del terzo millennio. Ma questo corpo “diffuso” che ha sviluppato un nuovo organo di senso, il telefono cellulare, quale estensione del tatto della vista e dell'udito, quale connessione privilegiata del mio stare al mondo, e per questo indispensabile parte della mia carne – questo corpo cellulare, proprio perché incarna lo stadio finale della civiltà, non è forse malato allo stadio terminale, destinato a scomparire, a dissolversi come cenere al vento?
Lo stesso artista contemporaneo è un corpo transumano, un tecno-corpo in metamorfosi, un animale nomade alla ricerca del proprio doppio. All'artista non basta viaggiare all'infinito per i luoghi impervi della terra e dell'immaginazione alla ricerca delle forme primarie della parola e dello sguardo, quelle forme che tremando si fanno corpo di poesia e di arte. Non gli basterebbe nemmeno strapparsi con le mani il cuore dal petto e metterlo in vetrina su Youtube o su MySpace.
L'artista del terzo millennio deve, come ha scritto Stefano Calzi, “guardare in faccia il proprio abisso, che significa essere cacciati dal proprio demone, emissario del dia-bolus (etimologicamente colui-che-separa, che divide). Essere cacciati è al tempo stesso divenire preda e venire scacciati. Verso dove? Verso la 'cattività' dell?Eden. Se l'Arcangelo indica il deserto, Lucifero rimanda alla foresta. Affinché l'artista, il poeta possano rimemorare la terra desolata là-fuori e nella Pia Mater, affinché l'arte, la poesia siano un vagare postumo in memoria di un canto lontano e perduto.”
E proprio nei luoghi “meridiani” dell?arte e della letteratura contemporanea, l'uomo transizionale compie il suo passaggio e nasce l'oltreuomo dalle ceneri dell'umanesimo. “L'uomo è una vergogna e un disonore che deve essere superato”, afferma Zarathustra. Ma solo ai confini del mondo eppure così dentro il mondo avviene questo superamento, perché solo ai confini del mondo vive il corpo transitato dell'arte, il corpo transustanziato della poesia, il corpo diabolizzato dell'oltreuomo.
Perché l'arte è mutazione, così come lo è la letteratura, capacità di mutare la percezione per emendare il mondo, tecnica di modificazione del corpo del reale. In ogni forma letteraria – come anche in ogni forma artistica – la creazione transita da un eidos all'altro, nel perenne ciclo di morte/rinascita che si chiude con l'incarnazione di una sempre nuova unità soma/sema, corpo/segno. E non esiste estetica, sia come indagine sulla percezione che come giudizio di valore, che non debba fare i conti con questa mutazione fisiologica e, dunque, con l'utopia dell'oltreuomo.
Al di là di questa irrinunciabile ricerca post-mortale e trans-mortale non esiste arte. Tutto il resto non è nemmeno più noia (o paranoia commerciale), ma pura e
semplice fenomenologia dello scarto, forfora dell'anima. Non serve, se non a riempire la discarica.
Sotto le porpore iridescenti del tramonto dell'uomo è ancora acquattata la bestia nera del caos. Nel tempo dell'incubo neodarwinista, all'uomo non serve più la rassicurazione di una letteratura sterilizzata che alla fine punisce sempre il colpevole. Non gli servono più i giochi dadaisti e i ready-made duchampiani di un'arte esteticamente neutra e storicamente decontestualizzata, per distrarlo dalla minaccia totalitaria del disordine. Al contrario, all'uomo catodizzato della surmodernità servono un'arte e una letteratura che lo fecondino con il seme dell'altrove e del rimosso, dell'ultraterreno e del post-mortale, affinché possa percepire il sublime e tradurlo in regola di vita.
Di qui la necessità dell'arte contemporanea di riequilibrare il patrimonio funzionale ed espressivo della morte e della dispersione del corpo attraverso una sinestesia ultraterrena, poiché il compendio dell’Essere è affidato alla memoria dei sensi. E di stimolare la crescita della capacità umana di percepire la morte come altro per antonomasia, la sola che conferisce all'uomo la continuità post-mortem nell'altro. L'abilità di sentire e con-sentire al di là di ogni trauma e metamorfosi, di ogni deviazione dell'asse dell'esistenza, è una risorsa umana geneticamente innescata, in attesa perenne di risveglio espressivo. È la risorsa etimologicamente implicita nella parola aisthànomai, percepisco, sento per mezzo dei sensi. Fare arte, letteratura significa attivare questa estetica fisiologica di corpo e anima. Solo con questa modalità è possibile educare alla bellezza. Ed è proprio la bellezza, come pura generosità dell?Essere e fondamentale esperienza di verità, è proprio la Bellezza come esperienza speculare a una verità che non può mai essere esaurita – ad attrarre e chiamare l'uomo all'altrove. È proprio la bellezza a vedere l'invisibile e a figurare la soglia dell'Essere oltre la morte.
Solo con queste modalità da “sismografo dei tempi”, l?arte contemporanea rende possibile l'utopia dell'oltreuomo. Un'utopia che ci rivela ancora una volta che siamo parte di un tutto in cui ogni elemento è in relazione con l'altro: uomini, macchine, animali, minerali. Mentre nelle comunità primitive era il sacro attraverso l'arte sacra ad occuparsi della catena che non si può spezzare, nella condizione umana attuale sono i consumi e i media a dettare il ciclo vita/morte. Ma domani, anche grazie a contributi come Collage, sarà di nuovo la medicina dell'arte e della letteratura l'antidoto dell'umano troppo umano contro la mutazione e la morte.
E oggi è già domani nel progetto di arte postuma Collage di Michele Mariano. Perché un'arte postuma è oggi non solo possibile (filosoficamente “evenemenziale”) ma anche e soprattutto ontologicamente necessaria in questi tempi di cancellazione iconoclasta del corpo e di abolizione per decreto mediatico della morte. L'unica arte che oggi ha ragione di essere e domani statuto di linguaggio è l'arte che sopravvive al corpo smembrato dell'arte transumana. Per questo Collage è un reliquiario straordinario che va coltivato con tutta la ricchezza rituale che meritano i sacri eventi.
Quegli eventi che lasciano filtrare attraverso le ossa scarnificate degli artisti lampeggiamenti di eternità nel mondo sensibile. Quell'arte che appare come identità terminale e memoria postmortale e della quale abbiamo bisogno, oggi più che mai, per sperare in bene e spirare in pace.
2010
Celebrazione Messa suffragio in ricordo di Tancredi Parmeggiani

2009
Il tavolo “testimone” di tutti gli atti/eventi di “collage”

Ideato da Laura Fiaschi e Gabriele Pardi di GUMDESIGN, il tavolo si chiama “Il Capo” nel quale viene introdotto, oltre all’aspetto funzionale, l’aspetto emozionale.
“Il Capo” diventa emblema e segno trasposto… individua il capotavola con ironia e gioco, definisce l’importanza di chi siede al cospetto degli altri commensali circondato da segni ricchi e superdecorati. Una seduta e le due gambe del tavolo realizzate con forme barocche e in color oro si trasformano in sedute e gambi minimali in colore bianco, per stabilire in maniera decisa e netta chi condurrà il “gioco”... lo scheletro che verrà.
Premiato con la menzione speciale YOUNG&DESIGN 2009 durante il Salone del Mobile.
AZIENDA: CREAZIONI
Dimensioni: 205 x 105 H 81 CM
marzo 2009

L'ARTE SENZA OPERE
AGALMA n. 17 - Marzo 2009 - Rivista di studi culturali e di estetica
Editoriale
Scrivere, scrivere… perché?
L’arte senza opere
Jean Galard, L’arte senza opera.
Giampiero Moretti, Ironia della sorte.
Nota sulla “scomparsa” dell’opera d’arte nella Romantik.
Mario Costa Duchamp, Danto e l’arte come pensiero.
Giuseppe Patella, Dov’è l’opera? Arte, teorie e nuove parole d’ordine.
Beniamino Fortis, L’immagine interdetta.
Sull’attualità dell’aniconismo ebraico per l’estetica contemporanea.
Aldo Marroni Jacques Rigaut, scrittore senza opere.
Roberto Terrosi, Il gioco dell’arte. Per una teoria istituzionale “complessa”.
Emmanuele Pilia e Emanuele Sbardella, De-formazione professionale. Hadid e Lynch: due costruttori di immagini.
Saggi
Mario Perniola, Il ’68 messicano: nati per essere vinti, ma non per negoziare.
Recensioni
Fabio Mini Soldati (Mario Perniola)
Schede
André Malraux, Simone Arnaldi, Francesco Russo, Mitja Stefancic, Franco La Cecla.
Segnalazioni
Leonardo Vittorio Arena, Miguel Benasayag, Angélique del Rey, Geoffrey Bennington, Jacques Derrida, Paola Canestrari e Angelo Romeo, Georges Didi-Huberman, Francesca Gallo, Baltasar Gracián, Pierre Klossowski, Andrea Mecacci, Yves Michaud, Roberto Perotti, Revista de Occidente, Edward W. Said, Paolo Spinicci, Federica Timeto.
la rivista si può comprare anche on-line:
www.mimesisbookshop.com/shop/
10-11-12 settembre 2009

CONVEGNO INTERNAZIONALE IL SENSO DELLA FINE
Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”/ Piazza Rinascimento, 7/ I - 61029 URBINO
Centro Internazionale di Semiotica e Linguistica
Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”
www.uniurb.it/semiotica/right.htm
PRESENTAZIONE
Il senso della fine - Coordinatori: Paolo Fabbri (www.paolofabbri.it) e Mario Perniola (www.marioperniola.it, direttore della rivista “ÁGALMA” www.agalmaweb.org) con la collaborazione di Amalia Verzola (Università di Roma "Tor Vergata")
Un rapporto complesso e problematico lega l’idea della fine a quella del senso. Questo risulta evidente nella parola latina finis, che presenta una polisemanticità assente nelle altre lingue indoeuropee. Infatti, finis vuol dire confine, limite, termine, compimento, meta, scopo finale, intento, mira e molte altre cose ancora. Questa polisemanticità si conserva in italiano, divaricandosi nei due significati fondamentali di punto ultimo, cessazione, rovina e di risultato, riuscita, scopo. La parola italiana si arricchisce anche dell’aggettivo fine che viene usata in numerose accezioni, sconfinando anche nell’etica e nell’estetica. Il convegno si propone di considerare questa problematica secondo approcci disciplinari e interessi diversi tra loro, esplorando un campo semantico-concettuale che nella lingua italiana si presenta più vasto ed enigmatico che in altre lingue.
Le sens de la fin
Un rapport complexe et problématique relie l’idée de la fin à l’idée du sens. Ce qui paraît évident dans le mot latin finis, qui présente une polysémanticité absente dans les autres langues indo-européennes. En effet, finis signifie confin, limite, terme, accomplissement, destination, but final, objectif, visée et beaucoup d’autres choses encore. Cette polysémanticité est gardée dans la langue italienne, écartée dans les deux significations fondamentales de point dernier, cessation, ruine et de résultat, réussite, but. Le mot italien s’enrichit aussi de l’adjectif fine, utilisé dans nombreuses acceptions, en franchissant aussi le domaine de l’éthique et de l’esthétique. Le colloque se propose de considérer cette problématique selon des approches disciplinaires et des intérêts différents entre eux, en explorand un champ sémantique-conceptuel qui dans la langue italienne se présente plus ample et énigmatique que dans d’autres langues.
The meaning of the end
There is a complex and controversial relationship between the ideas of the end and of sense. This is evident in the Latin word finis, which presents numerous semantic meanings lacking in other Indo-European languages. In fact, finis means border, limit, end, achievement, goal, final aim, purpose, just to mention a few. This polysemanticity is kept in Italian and is shaped around two crucial meanings. On one hand, it means end and ruin, whereas, on the other, result, achievement, aim. Furthermore the Italian word has been enriched by the adjective fine, which has acquired several meanings even in Ethics and Aesthetics. The conference will deal with this issue from a interdisciplinary perspective in order to explore a semantic and conceptual field which is far wider and enigmatic.
Domenica 31 maggio 2009

VISITA/STUDIO al reliquiario custodito nel convento di San Francesco a Ripa in Roma.
Un grosso mobile barocco in noce, all'apparenza un semplice armadio, ideato da un ingegnoso frate laico, Bernardino da Jesi, e realizzato con l'ausilio di artigiani francescani. Esso è provvisto di un complicato meccanismo, da tre secoli ancora perfettamente funzionante, che con un semplice giro di manovella fa scorrere una serie di pannelli entro cui sono sistemati, e appaiono quasi all'improvviso, una cinquantina di preziosi e artistici reliquiari di argento dorato che custodiscono reliquie di altrettanti Santi.
La visita ha avuto lo scopo di sopralluogo per studiarne da vicino la possibilità che questo reliquiario possa essere un antesignano del progetto collage.
La visita è stata guidata dal responsabile artistico della curia sig. Gianfrancesco Solferino.
Il gruppo studio capitanato dal Professor Mario Perniola (docente di estetica nell’Università di Roma Tor Vergata), e Michele Mariano (collageProject).

HOUSE TOUR 04/05/06/07
Lo spazio: un camper ”house” per il trasporto di idee e persone, con tutte le implicazioni e i riferimenti che questo elemento suggerisce, mobilità, agilità, nomadismo……
Il camper, è insieme casa di Michele Mariano, contenitore, spazio espositivo, scatola-“kit” per la costruzione dell'opera, punto d’incontro, deposito e trampolino per il web.
Il camper potrà essere collocato in luoghi diversi, spazi pubblici o spazi privati, in un parcheggio, all'interno di un giardino, di un capannone industriale, museo o galleria, dovunque la sua presenza risulterà plausibile, disturbante, interessante.
Tour: a inseguire comunità attente a nuove modalità di divulgazione ed esposizione delle idee.
HOUSE TOUR sarà in viaggio per tutto l’anno nelle più importanti rassegne e mostre delle città europee.
Il progetto apre un nuovo fronte nel dispiegarsi delle forme e dei modi di intervento in cui si articola l'attività di divulgazione e sopratutto del fare artistIco.
Terminale, trampolino o semplicemente laboratorio, che vuole ricercare in un percorso condiviso un possibile update della forma-galleria.
House tour è casa di Michele Mariano
House tour è spazio espositivo, si caratterizza come una sorta di "diario di bordo" di collage project: e contiene le immagini più significative, video, ricordi, letture, film, abiti, musica ecc..
House tour è contenitore, una selezione di riferimenti culturali e suggestioni che hanno influenzato e influenzano, nel bene e nel male, la poetica e la vita, di Michele Mariano.
House tour è scatola-kit per la costruzione dell'opera, tutte le informazioni relative alla costruzione di Collage project “la prima opera d’arte postuma.
House tour è spazio d’ incontro, sia con i candidati alle donazioni sia con altri artisti studiosi e pensatori.
House tour è deposito, cuore pulsante di collage project, ogni ospite lascia una traccia.
PRESENZE
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COLLABORAZIONI
2003-2005
CAPAREZZA

In nuovo album di Caparezza si intitolerà Habemus Capa e uscirà il prossimo 24 MArzo. Ecco come il disco viene presentato dall'autore:
"Il disco è una sorta di concept. Si tratta, infatti, del "disco postumo di un cantante ancora in vita". Ho scritto ogni singolo pezzo come se fosse materiale per un cd celebrativo, cercando di immedesimarmi nel ruolo di defunto.
Tutti i brani compongono un viaggio che parte dalla mia morte (per ora presunta) e termina col mio ritorno in vita (presunto anch'esso).
In tutti i brani interpreto vari personaggi posseduti dal mio spirito che viaggia alla ricerca del corpo perduto, per cui sono uno spietato broker in "TITOLI", un pugliese che vuole diventare verdano (non ve la spiego) in "INNO VERDANO", una badante pazza che tenta di tenere sveglio un bimbo attraverso una nenia al contrario che ha come titolo "NINNA NANNA DI MAZZARO'", eccetera...
L'album parte con la mia cerimonia funebre (ANNUNCIATEMI AL PUBBLICO) che prende spunto dall'ultima frase di "Verità Supposte" ("Mamma quanti dischi venderanno se mi spengo..") e termina col ritrovamento di me stesso (HABEMUS CAPA).
Qualche giorno fa a Roma abbiamo registrato le orchestre per TORNA CATALESSI, un brano che auspica il ritorno di uno stato di immobilità contro il dinamismo di un progresso arrivista."
2002
BANDA JONICA (MATRI MIA)

Fabio Barovero e Roy Paci presentano
BANDA IONICA - “MATRI MIA”
Venti musicisti fra i migliori picciotti delle province di Siracusa e Catania, incontrano
Arthur H, Cristina Zavalloni, Dani Carbonel, Ermanno "joe" Giovanardi, Lara Martelli,
Vinicio Capossela
Scene Michele Mariano


A Musica90 tutto esaurito e grande entusiasmo al concerto dell’ensemble guidato dal trombettista siciliano Roy Paci, con ospiti Arthur H, Vinicio Capossela, Cristina Zavalloni e Joe dei La Crus
GUIDO FESTINESE - il manifesto - 13 aprile 2002
Raccontava tempo fa Pino Cacucci, presentando la sua mostra di fotografie sul Messico profondo, quello delle feste popolari, dei colori sgargianti a dispetto di ogni miseria, del Chiapas, che c’è un solo posto al mondo accomunabile alla terra del Subcomandante Marcos, almeno per un elemento cruciale: la Sicilia.
Identico l’approccio profondo nei confronti del passaggio limite per ogni essere umano, la morte. La settimana della Passione in tutto il nostro Sud (e non solo) e festa di colore e di emozione.
Festa del lutto, a garanzia che le lacrime dei vivi perpetuano il ricordo di chi se n’è andato, occasione speciale in cui ognuno riesce a scaricare tensioni profonde e malesseri serpeggianti in un pianto emozionato che lava via i rovelli quotidiani. Non importa neppure credere, in fondo: l’importante e essere disposti ad esporsi alla possanza catartica di note e canti. In Sicilia c’è una tradizione profonda di "bande della Passione": gli strumenti li hanno ereditati dalle bande napoleoniche, le baldanzose marce militari impettite sono diventate, col tramite di Verdi e il sostrato carsico del canto popolare ornato, dolenti spezzoni di suono gonfi di pathos e malinconia: con tutta la potenza di suono che ottoni, legni e percussioni sanno dare assieme.
Un caso esemplare di "invenzione della tradizione", per ricordare la splendida definizione di Hobsbawn. Adesso si può andare ancora più in la: e la scommessa impossibile e sotto i nostri occhi e le nostre orecchie.
Giovedì sera Musica 90 di Torino ha ospitato al Teatro Regio Banda lonica, l’ensemble diretto dal folletto-trombettista ubiquo Roy Paci per una data unica. Il sottotitolo della Rassegna recita: "dalle nuove musiche al suono mondiale", e c’è dawero tutto questo e qualcos’altro ancora nello spericolato eppur credibilissimo progetto voluto e creato da Roy Paci assieme all’amico Fabio Barovero e Josh Sanfelici.
Quasi duemila persone in sala, centinaia fuori dalle cancellate, tante facce di giovani e giovanissimi: davvero è successo qualcosa, nel mondo di chi ascolta e consurna musica, se un concerto trasversale e a rischio come questo e preso d’assalto. Continuerà l’italietta di Sanremo: ma saranno più forti le ragioni di chi crede alla praticabilità di altre strade. Come questa proposta dalla Banda Ionica con il magnifico disco presentato in concerto, Matri Mia. Dedica a quella atavica "gran Madre mediterranea" che ha fatto da nutrice a tutti gli dei e le credenze che sono arrivati dopo, gran parata di ospiti chiamati a raccolta in studio per il disco e sul palco del Regio non per vanità o per contare su un nome in più, ma per dare la stura a un incendio emozionale possibile e non ancora pensato.
Parte da solo con la sua Banda Ionica Roy Paci: sono le note da fiume in piena di Per Domenico Morelli, e poi quelle di Jone: vanno a. smuovere grumi emotivi che non sappiamo neppure più di avere. Poi due chierichetti accompagnano in sala Cristina Zavalloni, fascinosa chanteuse dell’avanguardia classica e jazzistica, una voce che e cristallo e ironia.
Non è potuto arrivare il rocker spagnolo Macaco El Mono Loco, e allora affronta lei Espinita, ponte musicale possibile fra la Sicilia e tutti gli altri Sud del mondo: e sul finale, confortato dagli ottoni tonanti della Banda Ionica -Roy Paci prende la tromba e regala un turbine di note lacerate, strappate, come brandelli di stoffa al vento: faceva cosi Lester Bowie, e un pezzo di lui rivive nel mercuriale siculo che non ha paura di sporcarsi le mani e le idee con le musiche più diverse. Sul palco poi arriva Ermanno "Joe" Giovanardi dei La Crus: e un brandello onirico e perlaceo la sua Come l’aria. Lui cerca di sdrammatizzare, ma la tensione in sala è palpabile, la voce fragile un pendant perfetto al turgore dolente degli ottoni. Quando poi torna sul palco Cristina Zavalloni e una festa espressionistica, con lo struggimento di Mi votu e mi rivotu ( resa celebre tanti anni fa da Rosa Balisteri) imprevedibilmente convogliato dal siciliano al tedesco: come se Kurt Weill avesse scelto una Festa della Passione per far vedere quanto e buffo e atroce il mondo. Spazio a Arthur H, sul palco: Raissa vede la Banda Ionica ondeggiare in una sorta di sghembo proto-reggae, la voce e quella di un Tom Waits in vena di dolcissime malinconie.
Non è finita, il colpo di teatro finale lo assesta Vinicio Capossela: deve cantare Santissima dei Naufragati, un testo che e autentica poesia dello strazio, e lui arriva ondeggiando in uno scheletro di barca coi lumini accesi ("accesi sui pennoni i fuochi fatui / i fuochi alati / della Santissima dei Naufragati", dice il testo), la feluca sghemba da marinaio, la voce che sembra quella di un serpente marino, con un ritornello che e una botta nello stomaco.
Applausi attoniti e felici. Lui riattacca con un bastone in mano a scandire il tempo, la tuba in testa, questa volta: Marcia del Camposanto. La festa della Banda Ionica è finita, il pubblico è tutto in piedi. Roy Paci torna, e con un sorriso malizioso annuncia il bis: Marcia Funebre.
PARTECIPAZIONI (SELECTION)
2005
TRACCE FUORICENTRO MIXER 2005
Ardenza Terra - Livorno (Ex SPICA)
Via Grotta delle Fate, 19
rassegna di arte contemporanea a cura di Gaia Bindi e Patrizia Landi

Tradizionalmente dedicata alla creatività giovanile, la rassegna Tracce fuori centro è nata a Firenze nell’anno 2000 con l’intento di offrire l’opportunità a giovani talenti di esporre le proprie creazioni e di esprimersi liberamente nelle discipline artistiche contemporanee. L’edizione 2004 ha già sperimentato con successo negli spazi livornesi di Fuoricentro una formula improntata alla dimensione live: un gruppo eterogeneo di 69 artisti ha creato dal vivo le installazioni, proiettato video, suonato musica, si è prodotto in performances e spettacoli coinvolgendo nello spirito della festa un pubblico numeroso e incuriosito.
L’edizione 2005 si replica a Fuoricentro. Ripercorrendone la positiva esperienza, Tracce Fuoricentro è definita quest’anno dalla parola Mixer: un sostantivo che sottolinea la dimensione multidisciplinare, di dialogo, di contaminazione e interazione tra forme espressive viventi nell’arte contemporanea. Il mixer è uno strumento usato nel cinema, nelle discoteche ma anche in cucina: è l’attrezzo che meglio identifica l’idea di una creazione inedita che nasce dall’unione di ingredienti disomogenei. Un mix sapiente di elementi diventa il fine perseguibile, una ricetta per un saporito pastiche culturale fatto di persone, culture, suoni, immagini, colori.
La rassegna Tracce Fuoricentro Mixer si svolgerà anche quest’anno nell’arco di tre serate, dalle ore 21,30 p.m. alle 2 a.m. dei giorni 15-16-17 luglio 2005. Ogni serata vedrà il coinvolgimento di numerosi artisti – pittori, poeti, attori, musicisti, danzatori, videomakers, performers, Djs, Vjs, ma anche cuochi e gastronomi – in parte già operanti sul territorio livornese, in parte provenienti da ambito nazionale e internazionale. Le opere in mostra, nella loro originalità, saranno accomunate dal presentare mixati ingredienti diversi, disomogenei, talvolta addirittura antitetici (sacro/profano, umano/animale, umano/vegetale, antico/moderno, corpo/mente, vista/tatto, occidente/oriente, manuale/digitale, ecc.) riuscendo ad abbattere barriere nell’intento creativo e dialogico. A fine rassegna un video e un catalogo a stampa, ugualmente a cura di Gaia Bindi e Patrizia Landi, documenteranno l’intero evento, vissuto come un grande happening collettivo.
Nei giorni di Tracce Fuoricentro Mixer saranno presentati catalogo e video dell’edizione 2004.
GLI ARTISTI
Venerdì 15 luglio
Almà Ch., Leone Contini Bonacossi, Cristiano De Silva e Mauro Davide, Fariba, Amedeo Fontani, Werther Germondari, Antonia Marilei, Renato Meneghetti, Pietro Messina, Cristina Papi, Lorenzo Pizzanelli, Pasquale Prencipe, Gianluca Scordo.
Sabato 16 luglio
ANONYMOUS ART STUDIO (Elena Bertoni, Simone Romano), Federico Donelli, Giovanni Galizia, Michele Mariano, Daniela Mini, Pantani-Surace, Pietro Paolini, Giancarlo Pucci (con la collaborazione di Rossella Ballarini), Riccardo Ruberti, Salis & Vitangeli, Dino Sileoni, Fulgor C. Silvi, Giovanni and Renata Strada, Nello Teodori, VIRTUAL SMOCKERS.
Domenica 17 luglio
Katia Alicante, AMAE Artgroup, ANONYMOUS ART STUDIO (Elena Bertoni, Simone Romano), DADA Ensemble, Lisa Doveri, Fariba, Gildardo Gallo, Igor Cizneros, Luiz Ramirez Guzman, GRUPPO SINESTETICO, Adriano Marinazzo, Annalisa Mela, Renato Meneghetti, MUSEO DEL SOMARO (a cura di Nello Teodori con interventi di 74 artisti e personaggi, tra cui Antonio di Pietro, Paolo Portoghesi, Luca Patella, Ninetto Davoli), NO STYLE PROJECT (Marco & Fabio Bartolozzi, Tiziana Tarducci), Lorenzo Pizzanelli, SELECTOR (Federico Bucalossi, Spartaco Cortesi, Paolo Giuntoli, con Charlotte Zerbey), Vassili Spiropoulos.
HOUSEWARMING
Landscape 05
Via Dupré, 65 – Padova
A cura di Lara Facco

mostra-evento
Alessandra Andrini, Andrea Contin, Lele D'Agaro, Alessandro Di Giugno, Flavio Favelli, Simone Filippi, Michael Fliri, Luca Francesconi, Gedmond, Pietro Iori, Michele Mariano, Stefania Romano.
Dopo un primo esperimento con Housewarming nel 2003 ed il successo di Housewarming 04 - portraits nel 2004 che ha visto riscontro di pubblico e attenzione della stampa, l¹evento è ora alla terza edizione. HOUSEWARMING 05_landscape vuole così confermarsi come uno stimolante momento di incontro, con una formula espositiva indipendente in cui sono gli artisti stessi a scegliersi a vicenda, secondo parametri più di affinità e stima che non di fama. Per questo gli artisti presenti ad HOUSEWARMING 05_landscape vanno da chi ha già partecipato ad una Biennale di Venezia all¹absolute beginner, scelti con il solo criterio della qualità e attraverso la conoscenza diretta del lavoro di ognuno. Come per le altre edizioni, infatti, accanto a nomi già conosciuti e/o affermati ci saranno quelli di giovani sconosciuti ed emergenti, tutti chiamati a presentare il proprio lavoro in un¹atmosfera non impegnativa ma estremamente vivace. Il sottotitolo landscape, scelto come punto di partenza per questo appuntamento estivo, rimanda all¹idea di paesaggio come riflessione sul mondo, sulla sua fruizione e sulla sua rappresentazione, invitando gli artisti e le loro opere a confrontarsi tanto con gli spazi interni della casa quanto con quelli esterni del giardino.
2003
“IL VIAGGIO DI ODISSEO”
INCONTRI CON L’ARTE CONTEMPORANEA
CORTILE ESTIVO DELL'ISTITUTO CRESCENZI-PACINOTTI
Via Saragozza 9 – ingresso via del Fossato -
Bologna
Teresa Fattapposta
presenta
Collage Project
di
Michele Mariano
Quinto appuntamento del ciclo d’incontri dedicati all’arte contemporanea, dal titolo “Il Viaggio di Odisseo”, che vedrà, ancora una volta, un critico presentare, attraverso video e performances, il lavoro di un artista. La rassegna è curata da Carlo Terrosi della cooperativa Le Macchine Celibi con la collaborazione di Alessandra Borgogelli, (docente di Storia dell’Arte Contemporanea al DAMS di Bologna).
Mercoledì 16 luglio Teresa Fattapposta presenterà Collage Project, recente lavoro dell’artista Michele Mariano.
Collage Project è un work in progress che parte dall’idea di ricostruire uno scheletro umano, utilizzando le ossa donate da alcuni protagonisti della cultura artistica contemporanea internazionale. Michele Mariano, con la scelta dei donatori, sancisce una sorta di riconoscimento ufficiale e il suo scopo diventa il costruire un “monumento alla cultura internazionale”. Siamo alla prima fase del progetto, quella divulgativa, in cui l’artista sta attraversando l’Europa a bordo di un camper, in una totale fusione tra il suo progetto artistico e la sua stessa vita. Questo “viaggio”, iniziato nel gennaio del 2002, ha portato Mariano a incontrare adesioni, collaborazioni e più in generale a una crescita del suo Collage Project. Quella di mercoledì è un’ulteriore tappa di questo “viaggio” o percorso in cui l’artista mostrerà lo stato attuale del progetto, ma nel contempo sarà luogo di nuove potenziali adesioni, per una crescita dello stesso Collage (www.collageproject.eu).
2002
" LAST MINUTE VERSO LA FINE DELL'ETERNITA' "
Vecchio Ospedale Soave
Via Gandolfi Codogno (Lodi)
A cura di Lino Baldini e Lara Facco

Si tratta di un progetto curato da Lara Facco e da Lino Baldini e organizzato grazie all'impegno delle gallerie Pianissimo di Milano e Placentia Arte di Piacenza, con il supporto degli Assessorati alla cultura dei Comuni di Codogno della Provincia di Lodi e della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
La mostra si propone di affrontare un'analisi delle situazioni limite che il mondo in cui viviamo sembra essere sul punto di far esplodere, nel paradossale tentativo di creare nuovi modelli di ordine per arginare questa tendenza, ormai innescata e apparentemente inarrestabile, verso il caos. Sono stati invitati per questo circa cinquanta artisti, provenienti da tutti i continenti, scelti per la loro naturale propensione ad affrontare, attraverso il loro lavoro, tematiche in stretto rapporto con l'attualità del mondo che ci circonda, dal disordine economico all'irruzione della violenza, dalla paura delle nuove pestilenze al riemergere del sacro sotto forme sempre piu' totalizzanti, dalla crisi del politico all'espansione dello spazio mediatico e delle nuove tecnologie, dalle manipolazioni genetiche alle incertezze della scienza, dalla nuova immigrazione al riemergere del razzismo e dell'intolleranza verso le diversità. Questi artisti sono quindi stati chiamati per fare da cartina al tornasole di tutto cio', per riflettere come uno specchio, fedele e impietoso, quanto accade intorno a noi, attraverso i filtri dell'ironia tagliente, del sarcasmo e della crudeltà che caratterizzano la giovane arte contemporanea.
La mostra, che si propone come una specie di elogio del disordine, tenta cosi' di dare una prima risposta ai nostri interrogativi e alle nostre perplessità attuali, che l'arte, com'e' nella sua natura, sembra comprendere in anticipo.
ARTISTI INVITATI
Anur, Stefano Arienti, Arte a Parte, Terry Atkinson, Botto e Bruno, Brigata ES, Loris Cecchini,
Brando Cesarini, Andrea Contin, Tomàs Enriques Creus, Wim Delvoye, Donatella Di Cicco, Giovanna Di Costa, Gabriele Di Matteo, Mark Dion, Eredi Brancusi, Simone Filippi, Fischli & Weiss, Anya Gallaccio, Panagiotis Giakas, Shona Illingworth, Boris Jakobek, Tim Knowles, Daniela Kostova, Matthieu Laurette, Anibal Lopez, Claudia Losi, Lola Marazuela, Teresa Margolles, Michele Mariano, Lala Meredith Vula, Paco Mesa, Yoko Miura, Gianmarco Montesano, Gianni Motti, Giancarlo Norese, Norma Jeane, Adrian Paci, Wolfgang Ploger, Premiata Ditta, Marc Quinn, Antonio Riello, Ene-Liis Semper, Santiago Sierra, Franco Silvestro, Synthex, Nicola Toffolini, Barte'le'my Toguo, Enzo Umbaca, Valentina Favi, Saverio Pieralli, Minnette Vàri, Vedova Mazzei, Michel Verjux, Sislej Xhafa, Qi Kai Zhang.
VIA PAL
OUVERTURE
Galleria Civica D’arte Contemporanea di Trento
a cura di Fabio Cavallucci

E' un evento artistico? C'e' il video An embroidered trilogy di Francesco Vezzoli, il lanciatissimo artista bresciano che ha in corso una mostra al Castello di Rivoli e ne sta per inaugurare una al New Museum di New York. Il video, realizzato con grande qualità di ripresa e di montaggio, ha per protagonisti alcuni noti personaggi dello spettacolo: da Iva Zanicchi a Valeria Valeri, con la presenza dello stesso Vezzoli intento a ricamare come un'anziana signora.
C'e' anche Francis Alÿs, artista belga che vive in Messico, presente con suggestiva immagine ricorrente di un'ombra che scavalca una finestra.
C'e' Michele Mariano, artista molisano autore di performance efficaci e spesso crudeli, che attualmente sta lavorando a un progetto megalomane e cinico: il Collage project, nel quale raccoglie atti notarili di donazione di ossa di personaggi famosi, da David Bowie a Enrico Ghezzi, per formare un improbabile abnorme scheletro, un'opera post mortem.
C'e' Onzo, artista delicato ed essenziale, che realizza un'installazione, un percorso di segni come una soglia, dedicata all'amico Aldo.
Ma c'e' anche la letteratura, il teatro, la musica: la giovane scrittrice Maddalena Fanton, che legge alcuni brani dal suo Lividi pubblicato da Guaraldi; il gruppo Teatrincorso, che rappresenta Zone, un estratto dal suo prossimo lavoro per il Museo Caproni, con testo e regia di Elena Marino; e infine Silen, un dj che propone dei pezzi scelti e mixati.
2001
DIGITALE PROGETTO CAMPIONAMENTO
Galleria comunale D’arte Contemporanea Cesena
a cura di Piero Deggiovanni
E' il titolo emblematico di una mostra che vuole indagare la diffusione dell'uso delle nuove tecnologie, delle idee e dei valori ad esse correlate presso alcuni artisti che operano in regione. Con una certa perentorietà anche se avvolta da una allusività ironica, il curatore Piero Deggiovanni, docente di Storia dell'arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna, riconosce in questi tre aggettivi le novità operative e sperimentali dell'arte contemporanea di questo inizio millennio.
Computers, fotoritocco, plotter, stampa digitale, immagine video. Questi sono alcuni dei nuovi strumenti della produzione di artisti come Karin Andersen, Monica Cuoghi - Claudio Corsello, Maurizio Finotto, Michele Mariano e Fabio Polvani invitati a presentare il loro lavoro piu' recente - alcune opere addirittura sono inedite e appositamente pensate per lo spazio cesenate.
Karin Andersen, parte da una solida preparazione pittorica, ma il suo lavoro si caratterizza principalmente per l'utilizzo dei supporti digitali e dell'elaborazione informatica. Dunque procede dal mero pittorico al digitale attraverso l'elaborazione della foto con il computer su cui poi interviene con materie piu' tradizionali.
Monica Cuoghi e Claudio Corsello. L'utopia avanguardista che voleva fondere arte e vita si e' realizzata nella loro personale opera d'arte totale che e' anche la loro abitazione - environment. In mostra presentano un recente video ripetuto all'infinito che illustra il dialogo tra i totem della produzione e dello scarto come dimensioni quotidiane in cui eternamente oscilliamo.
Maurizio Finotto opera sul versante della comunicazione a vari livelli - dalla performance alla documentazione video - con intenti manipolatori dei meccanismi degli eventi mass mediatici, creando un alias, un alter ego, simulazione di una paradossale situazione mass mediatica, quella di un personaggio anonimo ma famoso.
Michele Mariano propone l'opera - che e' anche un evento e un sito Internet - denominata Collage Project ( http://www.collageproject.eu). Essa consiste nell'idea di creare un reliquiario dell'arte teso alla costruzione di un intero scheletro umano composto dalle ossa di diversi personaggi illustri della cultura artistica.
Fabio Polvani utilizza il plotter direttamente su tela. Animato dalla necessità di rispettare un certo rigore compositivo traccia ipotesi immaginifiche e scenari cognitivi secondo un impianto metodologico elaborato concettualmente che evoca in qualche modo i programmi delle avanguardie.
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